Tra i documenti del cantiere può arrivare un file chiamato, per esempio, “relazione.pdf.p7m”. Il computer non lo apre come un normale PDF e viene spontaneo chiedere al tecnico una copia più facile da leggere. Va bene chiedere aiuto, ma conserviamo anche l’allegato ricevuto.
Il formato .p7m è usato per la firma CAdES: contiene il documento insieme alle informazioni della firma. Un PDF può invece essere firmato in formato PAdES e mantenere l’estensione .pdf. Sono formati descritti nella guida tecnica di AgID sulle firme nei documenti.
Aprire il documento e verificare la firma sono due operazioni diverse. Leggere tutte le pagine non dimostra che la firma sia stata controllata.
Un percorso pratico
- Salviamo il file ricevuto senza modificarlo.
- Apriamolo con un programma che abbia una funzione esplicita di verifica della firma, compatibile con il formato.
- Leggiamo l’esito e il nome del firmatario, controllando che sia quello atteso.
- Se il programma lo consente, esportiamo il rapporto di verifica. Altrimenti annotiamo programma, data del controllo e messaggio restituito.
- Per un .p7m, estraiamo poi il documento contenuto per leggerlo e lavorare su una copia.
AgID pubblica una pagina sui software di verifica. Un esempio istituzionale di procedura è anche nel manuale del software CIE: descrive la funzione “Verifica firma”, il controllo del certificato e l’estrazione del contenuto dei file .p7m. I comandi possono cambiare da un prodotto all’altro.
Se la pratica contiene dati personali o economici, preferiamo una verifica con un programma sul computer, scaricato dalla fonte ufficiale, anziché caricare il fascicolo su un sito trovato per caso.
Che cosa chiedere se compare un avviso
Un messaggio su certificato, firma o modifiche va letto per intero. Non concludiamo subito che il documento sia falso o inutilizzabile. Chiediamo al mittente o a chi segue il fascicolo di chiarire l’esito, inviando il file originale e il testo dell’avviso attraverso il canale concordato.
Anche l’indicazione di un certificato oggi scaduto richiede un esame dei riferimenti temporali disponibili: non basta quel dato isolato per giudicare una firma apposta in passato.
Una firma verificata, inoltre, non certifica la correttezza tecnica di una relazione, la spettanza del bonus o i poteri del firmatario per uno specifico atto. Queste verifiche restano legate al contenuto e alla pratica.
Per l’archivio terrei distinti il file firmato ricevuto, la copia estratta per la lettura e l’eventuale esito della verifica. Se stampiamo o creiamo un nuovo PDF, conserviamo comunque il file originario: quella copia più comoda non lo sostituisce per il controllo della firma.
Chi incontra una difficoltà può riportare qui il messaggio del programma, oscurando i dati personali. Per capire il problema è più utile il testo esatto dell’avviso di una generica indicazione “il file non funziona”.